IVAN TRESOLDI | chiudete gl’occhi e alzate lo sguardo | ArtVerona 2010

IVAN TRESOLDI
chiudete gl’occhi e alzate lo sguardo
24.09 – 26.11.2010 testo a cura di Camilla Bertoni

INAUGURAZIONE MOSTRA presso Kn studio chiostro della chiesa di San Giovanni in Valle venerdì 24 settembre 2010 dalle ore 18.30

PAGINA BIANCA, performance in occasione dell’inaugurazione di ARTVERONA (14>18 ottobre)
VeronaFiere, Viale del Lavoro
Ivan realizzerà la tela più grande del mondo
giovedì 14 ottobre 2010 dalle ore 14.30 alle 20.00

MANIFESTO D’ASSALTO, installazione di manifesti e performance di poesia nelle piazze principali della città
venerdì 15 ottobre 2010 dalle ore 15.00 alle 18.00

IL VERSO PIU’ LUNGO DEL MONDO, l’artista, scrivendo sull’asfalto
realizzerà il verso più lungo del mondo che unirà Piazza Brà a Piazza delle Erbe
sabato 16 ottobre 2010 dalle ore 15.00 alle 17.00

POESIA PERSA L’ONDA, sotto il ponte di Castelvecchio, lungadige Cangrande,
l’artista libererà sull’Adige centinaia di barchette di carta luminose contenenti poesie
sabato 16 ottobre 2010 dalle ore 18.00

FINISSAGE MOSTRA con presentazione del catalogo
venerdì 26 novembre 2010 dalle ore 18.30

Non sapevo di conoscerlo già Ivan, ma le sue parole erano già dentro di me, da tempo. Mi sono passate attraverso un giorno, già sentite, già lette, come fossero di tutti e di nessuno. Una frase mi era arrivata anche solo la sera  prima, forse palleggiata da un film, forse dalle pagine di un libro, forse ero passata qualche anno fa davanti a un muro che declamava alla città, non so se la mia o un’altra. La mia città di solito mi sembra un po’ sorda, un po’ chiusa e sazia della sua bellezza, e io sono cittadina della mia città, un po’ restia al nuovo, al diverso, timorosa prima che curiosa. Ma sentire che quelle parole, quelle che Ivan dissemina per il mondo, erano già mie, mi ha colpito e mi ha stupito. Allora sognare funziona, allora funziona usare le parole per aprire i cuori e le menti, allora funziona usare, come fa Ivan, la strada e cercare la gente, allora funziona quel suo linguaggio strampalato e stupendo, che scardina la logica e la grammatica per aprire la porta al sogno e al meraviglioso, così semplice da capire anche se lontano dal senso comune compiuto, che induce chi legge a guardare oltre quello sciocco limite che difendiamo con le unghie e con i denti, quello che ci disegniamo intorno a un metro di distanza. Che ti fa venire voglia di andare a guardare un passo più in là, e poi un altro, magari. Quel linguaggio in cui confluisce tutto un secolo, con la sua storia, con le sue forme, dalle parolibere futuriste all’ermetismo, dal flusso di coscienza all’élan vital, dal surrealismo al concettuale alla poesia visiva, ma che è solo suo, frutto di oggi, per quella qualità tutta peculiare di assonanze, di echi e di rimandi, di lancinanti richiami alla riflessione che vengono dal suo avere vissuto certe cose, dall’averle guardate in faccia, non solo per sentito dire. Ivan ora torna a Verona, a spargere le sue parole poetiche, leggere e pesantissime, attraverso le sue installazioni, e voglio vederle le persone per cui scriverà le sue parole sulle strade, il bello sarà scrutare gli sguardi di chi legge, e capire a chi spedirà le sue barchette stracariche di poesie. Perché Ivan racconta, non espone, e ha bisogno della gente.

Camilla Bertoni